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Rappresentazione visiva dell'articolo: Le caratteristiche della previdenza complementare

La previdenza complementare è fondata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione, che consiste nella creazione di un conto individuale presso un fondo pensione in cui confluiscono i versamenti volontari dell’aderente, i quali vengono investiti sui mercati finanziari.

Quando si arriva al momento del pensionamento la somma viene liquidata sotto forma di rendita e/o capitale.


L’adesione è volontaria e dipende dalla volontà dell’individuo, ma può essere anche concordata tramite negoziati collettivi per i lavoratori dipendenti.

Il sistema pensionistico italiano è fondato su tre pilastri:


  • Primo pilastro: è costituito dalla previdenza pubblica obbligatoria, finanziata dai lavoratori e dai datori di lavoro durante tutto il corso della vita lavorativa. Con il passaggio da pensioni calcolate con il metodo retributivo a pensioni calcolate con il metodo contributivo, la previdenza obbligatoria non sarà più sufficiente per garantire il mantenimento del tenore di vita.
  • Secondo pilastro: si configura attraverso i fondi pensione negoziali ai quali i lavoratori aderiscono in forma collettiva;
  • Terzo pilastro: è rappresentato dalla previdenza integrativa individuale che ogni persona può realizzare mediante forme di risparmio individuali con l’obiettivo di integrare sia la previdenza pubblica sia quella realizzata in forma collettiva.


Le scopo delle forme pensionistiche complementari (secondo e terzo pilastro) è quello di integrare la pensione pubblica obbligatoria e mantenere invariato il tenore di vita delle persone una volta cessata l’attività lavorativa.

La scelta di aderire a una forma pensionistica complementare è libera e volontaria. 

La previdenza complementare rappresenta un’opportunità di risparmio durante la vita lavorativa a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano (approfondiremo più avanti questo argomento).

Tutte le forme pensionistiche complementari sono sottoposte al controllo della Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP).


Le diverse tipologie di forma pensionistica complementare sono:

  1. Fondi pensione chiusi: sono detti negoziali in quanto fondi costituiti sulla base di un accordo tra datore di lavoro e sindacati o associazioni di categoria (contratti collettivi nazionali, accordi o regolamenti aziendali, accordi fra lavoratori autonomi o liberi professionisti). Sono forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. A questa tipologia appartengono anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, istituiti cioè in base ad accordi tra datori di lavoro e lavoratori appartenenti a un determinato territorio o area geografica;
  2. Fondi pensione aperti: sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM);
  3. Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP): sono forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicurazione;
  4. Fondi pensione preesistenti: sono forme pensionistiche così chiamate perché risultavano già istituite prima del Decreto Legislativo 124 del 1993 che ha disciplinato la previdenza complementare per la prima volta.


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